Ho trasferito il mio Blog all’indirizzo www.mondoallarovescia.com ,venitemi a trovare nella mia nuova casa….

 

Il “burden sharing”  ,ovvero la subdivisione Regione per Regione delle quote minime di energia da fonti rinnovabili da raggiungere entro il 2020 perché l’Italia centri gli obbiettivi stabiliti in ambito Ue,sembrerebbe sconosciuto ai nostri Governanti. Infatti entro il 2020 l’Italia dovrà agguantare quota 14,3% di copertura “verde”  di tutta l’energia consumata. Non solo quella elettrica,dunque.Ma anche quella termica e quella utilizzata per i trasporti. Per il 2012 le stime parlano di una percentuale dell’8,2% su base nazionale, “Sempre che i calcoli siano giusti” sottolinea Loredana Capone, assessore allo Sviluppo economico della regione Puglia, che per quanto riguarda la Puglia denuncia dati “eccessivamente bassi”. Non ci sono banche dati di alcun tipo, e’ vero. Risultato: per i tecnici non resta che affidarsi a modelli matematici complicatissimi. Ma certo non immuni da errori. Per Capone e’ un nervo scoperto. Perché la sua Puglia e’ tra le maglie nere per le rinnovabili. 

Ma quella guidata da Nichi Vendola non e’ l’unica Regione a essere chiamata al raddoppio , e oltre. La stessa sorte tocca a Basilicata, Campania, Emilia-Romagna,Liguria,Marche,Sardegna e Sicilia. E parecchie altre dovranno comunque lavorare duro.

L’obbiettivo di questi politici del cazzo e’ sperare nella revisione delle quote ,un condono all’Italiana, non ci pensano neanche ad impegnarsi per raggiungere il target Europeo, sostituendo ad esempio quote crescenti di gas metano con il biogas,sviluppando la geotermia e incentivare l’efficienza energetica. Ma niente da fare arriveremo nel 2020 cadendo, come al solito dalle nuvole.

 

 

La Grecia e’ in vendita,non e’ solo uno slogan. L’Unione europea ha chiesto al primo ministro Lucas Papademos di individuare due o tre imprese da mettere sul mercato in tempi brevi per rendere credibile l’obbiettivo di incassare 50 miliardi di euro da cessioni pubbliche entro il 2015 e abbassare così il debito pubblico. I finlandesi avevano addirittura provocatoriamente chiesto di dare come garanzia il Partenone,alcuni giornali tedeschi si erano spinti oltre: vendetelo. Non si arriverà a tanto, naturalmente.

Ma all’asta sono già finiti gioielli non così carichi di storia comunque suggestivi. Un gruppo cipriota ha acquistato per 180 milioni di euro l’isolotto di Dokos nel Golfo Argolico. Una società inglese si e’ impossessatadi Drymos nelle Cicladi, di Aspronisi (il Paradiso dei sub,davanti a Santorini) e Arkoudi, vicino a Cefalonia e quasi disabitata. L’obbiettivo degli investitori e’ quello di costruire dei villaggi turistici di lusso. Il ministero dell’Economia vorrebbe anche affittare per un periodo di 49 anni circa 600 piccoli isolotti di proprietà del demanio.

Dovrebbe finire all’asta anche l’area di 5.500 ettari dove sorgeva il vecchio aeroporto cittadino prima che fosse costruito quello nuovo in occasione delle Olimpiadi del 2004: e’ in riva al mare e interessa ai soliti investitori del Quatar. Sicuramente attirerà gli appetiti l’area di Prasonini a sud di Rodi, visto che e’ prevista la possibilità di costruire alberghi,parchi a tema e una marina. Nell’ex base americana di Gournes a Creta (738 ettari) si potrà edificare un Casinò ed e’ già stata opzionata da un Gruppo israeliano. Per seguire le pratiche di privatizzazione e’ stato creato, da alcuni mesi, un “ufficio per la valorizzazione delle proprietà di Stato” a cui fanno capo anche i rinnovi delle concessioni.

Per quanto riguarda le case private invece, si calcola che il valore degli immobili sia crollato del 30 per cento. E per il 2012 e’ previsto un altro calo del 10-15 per cento.(fonte l’Espresso)

Prepariamoci ….Prepariamoci…Guardiamo bene alla situazione della Grecia prima che sia troppo tardi.

Sono passati in mani straniere marchi storici dell’agroalimentare italiano per un fatturato di oltre 5 miliardi di euro nell’ultimo anno, anche per effetto della crisi che ha reso piu’ facili le operazioni di acquisizione nel nostro Paese. E’ l’allarme lanciato dal presidente della Coldiretti Sergio Marini in occasione dell’inaugurazione della Fieragricola di Verona, dove al padiglione 3 stand C2 e’ stato allestito “lo scaffale del Made in Italy che non c’e’ piu'”. Ad essere presi di mira sono sopratutto i prodotti simbolo dell’Italia e della dieta mediterranea, dall’olio al vino fino alle conserve di pomodoro. “Nello spazio di dodici mesi – sottolinea Marini – sono stati ceduti all’estero tre pezzi importanti del Made in Italy alimentare che sta diventando un appetibile terra di conquista per gli stranieri con la tutela dei marchi nazionali che e’ diventata una priorita’ per il Paese, da attuare anche con una apposita task force. Si e’ iniziato con l’importare materie prime dall’estero per produrre prodotti tricolori. Poi si e’ passati ad acquisire direttamente marchi storici e il prossimo passo rischia di essere la chiusura degli stabilimenti italiani per trasferirli all’estero. Un processo – continua il presidente di Coldiretti – favorito dalla crisi di fronte al quale occorre accelerare nella costruzione di una filiera agricola tutta italiana che veda direttamente protagonisti gli agricoltori per garantire quel legame con il territorio che ha consentito ai grandi marchi di raggiungere traguardi prestigiosi”. Ed e’ per questo che all’interno della Fieragricola la Coldiretti ha aperto la Bottega di Campagna Amica che si affianca alla grande distribuzione e ai negozi di prossimita’ e che va ad integrare la rete gia’ attiva delle oltre cinquemila aziende agricole trasformate in punti vendita e dei mille mercati degli agricoltori gia’ presenti su tutto il territorio nazionale. Si tratta della prima catena di vendita diretta organizzata degli agricoltori italiani che offre esclusivamente Made in Italy garantito dalla Fondazione Campagna Amica L’ultimo “pezzo da novanta” del Made in Italy a tavola a passare in mani straniere e’ stata – ricorda la Coldiretti – la Ar Pelati, acquisita dalla societa’ Princes controllata dalla Giapponese Mitsubishi. Poche settimane prima era toccato alla Gancia, casa storica per la produzione di spumante, essere acquistata dall’oligarca Rustam Tariko, proprietario della banca e della vokda Russki Standard. La francese Lactalis e’ stata, invece protagonista – sottolinea la Coldiretti – dell’operazione che ha portato la Parmalat finire sotto controllo transalpino.
Ma andando indietro negli anni non mancano altri casi importanti, dalla Bertolli, acquisita nel 2008 dal gruppo spagnolo SOS, alla Galbani, anche questa entrata in orbita Lactalis, nel 2006. Lo stesso anno gli spagnoli hanno messo le mani pure sulla Carapelli, dopo aver incamerato anche la Sasso appena dodici mesi prima. Nel 2005 – continua la Coldiretti – la francese Andros aveva acquisito le Fattorie Scaldasole, che in realta’ parlavano straniero gia’ dal 1985, con la vendita alla Heinz. Nel 2003 hanno cambiato bandiera anche la birra Peroni, passata all’azienda sudafricana SABMiller, e Invernizzi, di proprieta’ da vent’ani della Kraft e ora finita alla Lactalis. Negli anni Novanta erano state Locatelli e San Pellegrino ad entrare nel gruppo Nestle’, anche se poi la prima era stata “girata” alla solita Lactalis (1998).
La stessa Nestle’ – conclude la Coldiretti – possedeva gia’ dal 1995 il marchio Antica gelateria del corso e addirittura dal 1988 la Buitoni e la Perugina. Secondo uno studio Coldiretti/Eurispes, il risultato e’ stato che oggi circa un terzo (33 per cento) della produzione complessiva dei prodotti agroalimentari venduti in Italia ed esportati deriva da materie prime agricole straniere, trasformate e vendute con il marchio Made in Italy, per un fatturato stimato in 51 miliardi. Da qui la necessita’ per la Coldiretti di applicare con trasparenza la legge nazionale sull’obbligo di indicare la provenienza in etichetta su tutti gli alimenti approvata dal Parlamento all’unanimita’ lo scorso anno.

(Fonte Agi.it)


Commercio

Cosa voleva fare: la totale deregolamentazione degli orari di apertura, dei giorni di chiusura e dei saldi.

Cosa ha fatto: nessun intervento sui saldi.Quanto agli orari forse l’intervento contrasta con le prerogative attribuite dalla costituzione alle Regioni,che infatti hanno già annunciato un ricorso alla Corte costituzionale.

Taxi

Cosa voleva fare: aumentare il numero di licenze per aumentare il numero di auto in circolazione e migliorare il servizio.

Cosa ha fatto: finora la questione e’ stata di pertinenza dei Comuni e quindi il governo ha dovuto limitarsi ad affidare le competenze alla costituenda Autorità dei trasporti che dovra intervenire una volta sentito anche il parere dei sindaci.

Imprese

Cosa voleva fare: pagamento dei debiti della Pubblica amministrazione con titoli di Stato,regole più semplici per avviare un’ attività ,velocizzazione della giustizia civile.

Cosa ha fatto: vengono istituiti nuovi organismi amministrativi e giudiziari, un tribunale per le imprese e un commissario antiburocrazia. Nasce la società costituita dai giovani,per la quale basterà un euro e non sarà necessario il notaio. Per i debiti della Pubblica amministrazione si vedrà .

Professionisti

Cosa voleva fare: abolizione di ogni riferimento alle tariffe degli ordini,un taglio alle prerogative dei notai.

Cosa ha fatto: per gli ordini si vedrà. L’abolizione definitiva delle tariffe,peraltro già sostanzialmente cancellata da tempo,e’ stata decisa. Per i notai,che non perdono nessuna delle loro prerogative,c’è la previsione di un aumento di 500 professionisti, con la verifica triennale degli organici.

Farmacie

Cosa voleva fare: allargare la vendita dei medicinali in fascia C alle parafarmacie.

Cosa ha fatto: i medicinali in fascia C restano vendibili solo all’interno delle farmacie, il cui numero aumenta di 5 mila unità, con liberalizzazione di orari e turni.Di fatto diminuiscono gli spazi per le parafarmacie.

Frequenze tv

Cosa voleva fare: rivedere il meccanismo di cessione delle frequenze televisive per massimizzare le entrate dello Stato.

Cosa ha fatto: la gara per l’assegnazione e’ stata sospesa per 90 giorni,il tempo necessario a valutare una procedura di vendita più redditizia per le casse dello Stato.

Reti

Cosa voleva fare: separare Rfi dalle Ferrovie e i gasdotti di Snam dall’Eni.Possibile anche lo scorporo di BancoPoste da Poste Italiane.

Cosa ha fatto: per la separazione tra Eni e Snam Rete gas si deve procedere entro sei mesi(se ne parla dal 1994). Per quanto riguarda le ferrovie,se ne occuperà invece l’Autorità dell’Energia,che dovra valutare l’ipotesi di uno scorporo.Nulla di fatto sulle Poste.

Lavoro

Cosa voleva fare: abolire le rigidità in uscita dell’articolo 18 dello statuto dei lavoratori,semplificare la giungla di contratti a tempo determinato,introdurre un contratto unico con tutele progressive,rendere più costoso il lavoro flessibile,riformare il sistema di ammortizzatori sociali a partire dalla cassa integrazione.

Cosa ha fatto: Il Ministro del Welfare Elsa Fornero ha avviato le consultazioni con le parti sociali…

Benzina

Cosa voleva fare: cancellare i contratti di esclusiva con i fornitori,cessione di parte dei distributori di proprietà delle compagnie,possibilità di aggregazione tra i gestori.

Cosa ha fatto: la cessione delle pompe di proprietà delle compagnie non e’ prevista. La possibilità di rifornirsi liberamente di benzina da altri produttori sarebbe circoscritta a mille benzinai su 25 mila (10 mila secondo il governo).

(fonte Panorama Economy)



In questi video Esclusivi andati in onda su Sky durante la trasmissione Rapporto Carelli possiamo sentire la versione di Domnica Cemortan la “donna del comandante”,così soprannominata dalla stragrande maggioranza dei mass media Italiani.

Come da consuetudine nostrana si crea il mostro ancor prima di verificare le reali situazione dei fatti.In questi giorni invece ,dopo lo sputtanamento generale ,assistiamo ad un cambio di “rotta”,come si evige da questo articolo .Io mi chiedo non sarebbe meglio porre un freno a questo massacro mediatico preventivo?Distruggere la vita delle persone ,inventare storie ricamate, che senso può avere?

Il senso di creare spettacolo?Di aggiungere gossip ad una tragedia?Oppure di assicurarsi un esclusiva televisiva della Domnica Cemortan di turno?

Questa e l’Italia ,la solita Italia !

 

Che meraviglia ed emozione  che ho provato leggendo un intervista del quotidiano britannico Daily Mail dove Neil Young ,ex frontman dei Crosby, Stills, Nash & Young, rivela che Steve Jobs padre della digitalizzazione culturale  e dei consumi musicali prediligeva ascoltare la musica solo in dischi in vinile.

Beh che dire sono in totale sintonia !

Ammetto che l’ Ipod la digitalizzazione della musica e con i suoi surrogati ha agevolato non poco tutti noi in termini di consumi,praticità e velocità nel reperire qualsiasi canzone nel giro di pochi clic,ma il fascino un po’ vintage del disco in vinile e’ difficilmente paragonabile all’Ipod .

Quell’odore di plastica unita alla consapevolezza “fisica” del disco ,il tenerlo in mano leggerlo guardarlo  ancor prima che ascoltarlo sul giradischi era ed e’ impagabile.

Per non parlare di quel fruscio tipico della gommalacca e dopo del Pvc materiali usati per i dischi in vinile.

Il suono analogico che garantiva una qualità acustica eccellente e più autentica rispetto al formato digitale.

Le puntine diamantate,i graffi,la polvere nei dischi tutti bellissimi ricordi…Ma siamo nel 2012 e giustamente il Mondo va’ avanti, ma ogni tanto rievocare le meraviglie del passato aiuta a migliorare anche il nostro futuro .